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Ordine dei Farmacisti della provincia di Ancona

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in difesa della professione 117x300farmacista33.it - Esco dall’ultima riunione tra colleghi colpita nel segno, un po’ zoppicante, come se mi avessero falciata da dietro ancora prima di arrivare in area. Si è discusso animatamente di farmacie che, forse in maniera eticamente non superba, cercano in ogni modo di farsi conoscere, di espandersi, di avanzare oltre a quell’entità superiore a ogni divinità che è sempre stata la pianta organica. Come fare ad arginare tutto ciò? Chiedeva qualche collega. Come fare per garantire il rispetto di tutte le leggi? Chiedeva qualcun altro.

Stavo in silenzio, rigirando la mia quattro colori, ripensando se il mio posto fosse veramente quello, in mezzo a un coro di voci che mi sembrava tanto rispettoso della nostra professione, quanto terrorizzato dal futuro e dall’evoluzione inevitabile che avverrà nei prossimi anni.

Stavo in silenzio, finché un collega mi ha dato il colpo di grazia: “Non auguro a nessuno di iniziare questo lavoro proprio ora, con tutti questi cavilli burocratici, con tutta questa incertezza in merito a remunerazione, pagamenti in ritardo, fatturazione elettronica, concorrenza sleale, regolamenti non rispettati”. E chi più ne ha, più ne metta.

Caro collega, cari colleghi tutti che la pensate allo stesso modo, sappiate che io sono una farmacista di 36 anni, entusiasta e orgogliosa della propria carriera, che ha ricevuto la chiamata dal famoso concorsone ed è decisa a voler aprire la sua nuova farmacia. Proprio in questo periodo.

Proprio quando i guadagni non saranno di certo più quelli degli anni passati, proprio quando lo spettro dei capitali si fa avanti inesorabilmente. Sono una farmacista laureata quasi a pieni voti (mi diedero un 109 che tuttora sogno di notte) ma senza una farmacia ereditata da generazioni e generazioni, che forse semplicemente avrebbe avuto solo necessità di un naturale rinnovamento anti-age. Sono orgogliosamente figlia di due genitori non farmacisti che mi hanno insegnato ad amare la vita, a inseguire i sogni, ad apprezzare lo studio e a dare il massimo, qualsiasi strada avessi intrapreso. Sono la più giovane vice presidente donna di un ordine di farmacisti mai eletta, probabilmente. Ho studiato, sudato sulla chimica farmaceutica, lavorato per anni, con un’ulteriore specializzazione, come collaboratrice con un contratto nazionale mai rinnovato, senza lamentele, imparando un’arte professionale e, nel tempo, imparando a capire quanto sia innamorata di questa professione, quanto sia destinata a stare dietro al banco, a consigliare, accudire, consolare, sorridere anche nelle mie giornate storte. Sono grata a me stessa e alle mie socie che intraprendono con me questa avventura. Sono grata per aver ricevuto quella mail tanto attesa dalla Regione Lombardia e sono grata a chi, in quel momento, emozionato quanto me, mi diceva dai che ce la fai. E ora che ci sono dentro, devo aver paura di non farcela?!

Caro collega, a me non fanno paura la concorrenza, la consegna a domicilio, le App, le catene e i loro volantini che già, della pianta organica, se ne fanno beffa. A me non fanno paura Amazon o le vendite online scontatissime. Sarà inevitabile questa espansione globalizzata. Tuttavia, la mia clientela sarà composta dai miei pazienti che si fidano della mia opinione, delle mie parole, del mio consiglio pratico ed efficace. I miei pazienti che avranno piacere e tempo di recarsi in farmacia o che, per comodità, ci contatteranno tramite mezzi più tecnologici che dovremo necessariamente attivare, nel rispetto delle regole, per soddisfare tutte le esigenze. La mia farmacia offrirà servizi per poter garantire capillarità e salute sul territorio ai cittadini, ma anche alle altre figure sanitarie che ruotano attorno alla farmacia, medici di base, specialisti, veterinari e colleghi vicini compresi, perché la collaborazione possa avere solo un obiettivo che è quello comune a tutti noi: la salute e la prevenzione di ciò che a oggi siamo certi possiamo prevenire e il nostro ruolo di educatori sanitari salverà la nostra categoria professionale … chi deve insegnare tutto ciò se non noi farmacisti? Il fattorino di Amazon? Il banner di Google?

Caro collega, non ho paura di tutta questa evoluzione. Temo di avere più paura di te e di chi come te pensa ancora come un farmacista passato, scaduto, che non esiste più. Resto comunque per natura un’eterna malinconica: a chi non fa piacere vedere ancora la bottega dello speziale in cui si possa sentire il profumo delle erbe officinali e affidarsi al consiglio del farmacista come a quello di un santone? Fa piacere questa immagine antica, ma non è il futuro. Custodiamo il nostro passato, da cui però ripartire per un futuro più certo della nostra professione: ciò significa per me rispettare il vicino collega, valutare se un servizio che proponiamo sia eticamente corretto per tutti noi che siamo sulla stessa barca, valutare se possiamo proporre al nostro Ordine un’iniziativa comune per non creare vinti o vincitori, valutare se, nel nostro piccolo, stiamo facendo veramente tutto nel rispetto delle regole per garantire il miglior servizio ai nostri pazienti.

Ora mandatemi solo un in bocca al lupo: una collega da cui prendere esempio mi direbbe “Mai paura”. Quella deve arrivare solo quando le possibilità non si vivono.

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