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Ordine dei Farmacisti della provincia di Ancona

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L'Ordine è un "Ente di diritto pubblico non economico" i cui provvedimenti hanno carattere di "atti amministrativi" sottratti al controllo esterno di legittimità. È dotato di autonomia organizzativa e di regolamentazione, ed è retto da un Consiglio direttivo composto da un numero di membri calcolato in rapporto al numero degli iscritti.

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liebl maximinfarmacista33.it- Sotto i 500, ridotti di oltre il 50%: i farmacisti al Servizio sanitario servono con il contagocce, come da tempo dice la Fofi e le Regioni sembrano averlo capito. Per la prima volta hanno evidenziato un fabbisogno di "laureabili" per l'anno accademico 2018-19 pari a 448 contro i poco più di mille di un anno fa. Da anni la Federazione degli ordini parla di "fabbisogno zero" dato il rischio di pletora e di non trovare posto per i farmacisti che si laureeranno nei prossimi anni. Nella Conferenza Stato-Regioni di ieri sono stati portati all'approvazione i fabbisogni di tutte le lauree sanitarie, a partire da quelle brevi per infermieri, ostetriche, tecnici sanitari di riabilitazione e prevenzione, medici (10.035 unità richieste), odontoiatri (1.299) e professioni sanitarie per il cui ingresso al corso di laurea non è previsto il numero programmato: 360 biologi, 305 chimici, 57 fisici, zero psicologi e 448 farmacisti.
«Molte Regioni sembrano aver capito che il fabbisogno zero da noi indicato si riferisce alla necessità di evitare un eccesso di laureati», afferma Maximin Liebl presidente Ordine Farmacisti Bolzano e rappresentante della Federazione degli Ordini al tavolo per la determinazione dei fabbisogni. «I calcoli delle regioni tengono conto di più variabili, dai professionisti che realmente servono sul loro territorio alle capacità degli atenei di continuare a insegnare mantenendo il personale a disposizione. In questo modo arrivano a numeri diversi da noi, ma adesso stanno adeguandosi». Per i calcoli, teoricamente si parte dai posti nei corsi di Farmacia, ma la qualifica di base di farmacista si ottiene anche con la laurea in Chimica e Tecnologia Farmaceutiche (Ctf), «altra laurea quinquennale da cui è possibile accedere all'esame di stato e alla professione di farmacista sul territorio, e che rappresenta un'ulteriore porta aperta verso la professione.In Fofi diamo un fabbisogno prescindendo dalla provenienza ma è probabile - spiega Liebl - che le Regioni tengano conto di tutta l'offerta formativa nel definire i fabbisogni».

Liebl e Fofi sono coscienti del fatto che "zero" è un numero non proponibile per gli atenei. «Se non si venisse da una situazione complicata, con 1.200-1.400 laureati che restano fuori a causa delle sovrastime degli anni scorsi, il fabbisogno sarebbe di 1.300 unità annue. Ma al tasso di 4.500 laureati annui, cui siamo giunti da qualche anno, i disoccupati sono sempre di più. Ogni anno devono trovare lavoro 1.500-2.000 unità in più, fra 10 anni avremo 30 mila esuberi: il problema è più per il futuro che nell'immediato. Altrimenti detto, se si laureassero gli iscritti attuali senza accoglierne altri, non ci sarebbe bisogno di nuovi innesti per i prossimi 30 anni».

I dati 2012 di Almalaurea rispetto a sei anni prima, ripresi da Farmacista33, rivelano un calo nelle prospettive di trovare lavoro, 56% laureati con lavoro a un anno dalla laurea contro il 66% dei laureati 2006, a 3 anni si sale al 79,6% (un punto in più per i laureati 2006) e a 5 anni all'84% (contro l'86% del 2006), di cui però il 69% con contratto a tempo indeterminato. Peraltro, i laureati 2002 facevano ancora più fatica, segno che si è incrementata l'offerta, «ma anche che nel non lontano 2007 ancora l'università laureava 1.400 unità, un numero "perfetto", che in seguito è salito esponenzialmente», lamenta Liebl. «Alle Regioni e al Governo abbiamo manifestato l'opportunità di introdurre un numero programmato nazionale come a Medicina e Odontoiatria ma è difficile che ciò si verifichi, a mio avviso, quando forze politiche come il M5S in passato si sono espresse a favore dell'accesso libero ai corsi di laurea; al momento il numero programmato per Farmacia è presente solo in singoli atenei». Liebl ricorda infine come il tavolo per la determinazione dei fabbisogni renda il nostro sistema in grado di progettare sulla base di proiezioni entrate-uscite per ciascuna professione a distanza di 25 anni. «In tutte le sedi il nostro lavoro è di rendere comprensibile che tra entrate e uscite il rischio di disoccupazione per i futuri laureati in farmacia è crescente. Alcune regioni sembrano averlo capito, altre meno».

Mauro Miserendino

busta pagafarmacista33.it-La stagione turistica è alle porte e, soprattutto in alcuni territori, è motore di una ridistribuzione (e un aumento) della popolazione, con zone, come quelle costiere, che vedono crescere sostanziosamente la presenza di persone e altre, invece, al contrario, sottoposte a uno svuotamento. Un fenomeno di cui le farmacie tengono conto e se, nei mesi estivi, «si può assistere a un picco di occupazione», resta da capire che effetto potrà avere la legge Concorrenza che ha tolto il limite di quattro licenze per ogni società titolare di farmacia, introducendo un tetto del 20% sul territorio regionale. «Di fronte a picchi di lavoro» fa il punto Vincenzo Filardo, avvocato e consulente del Sindacato nazionale dei farmacisti non titolari (Sinasfa), «si possono aprire, sostanzialmente, due possibilità: lo spostamento di personale da una sede all'altra o verso il dispensario, laddove presente, o l'ampliamento dell'organico attraverso il contratto a tempo determinato o la partita iva, a seconda della tipologia di rapporto che si pensa di instaurare. Allo stato attuale, non esistono altre possibilità, anche se non mancano segnalazioni, proprio per coprire questi periodi, di uso del tirocinio, che ricordiamo, secondo l'accordo Stato Regioni del 2017, che ha aggiornato le linee guida, non è attivabile per farmacisti abilitati».

Certamente, continua, «per il collaboratore la formula auspicabile, in questi casi, è il contratto a tempo determinato e, in effetti, si assiste, normalmente, a un picco occupazionale nei periodi ad alta intensità turistica. Mentre la partita iva, soprattutto per chi non la usa abitualmente, presenta costi che vanno valutati se il periodo di utilizzo è breve. Non è infrequente, come dicevo, il ricorso alla formula dello spostamento di sede, consentita dall'attuale contratto, anche perché può essere uno strumento per la farmacia per riequilibrare l'organico in base alle richieste del territorio. Uno strumento previsto, laddove le motivazioni della richiesta da parte del datore di lavoro siano basate su esigenze organizzative ed economiche, come appunto, in questa casistica, e non siano arbitrarie». C'è tuttavia «una riflessione da fare: lo strumento può avere un forte impatto sulla qualità di vita del dipendente e l'attuale contratto, che ci auguriamo venga rinnovato al più presto, è stato formulato con i limiti normativi precedenti, sconvolti, poi, dalla Legge Concorrenza. Nel momento in cui dovessero iniziare a prendere piede catene di farmacie, composte da un alto numero di sedi e estese dal punto di vista territoriale, è chiaro che diventa imprescindibile rivedere lo strumento, prevedendo paletti e tutele per i dipendenti». Francesca Giani

Consigli del farmacista

Cosmesi in farmacia un blog di farmacista33 a cura di Elena Penazzi
Una persona con cui ho parlato mi ha detto che il suo farmacista gli ha spiegato, senza tanti giri di parole, che se avesse voluto acquistare una protezione 50 +, avrebbe comunque dovuto associare un integratore di vitamina D, in quanto la protezione scherma secondo lui i raggi responsabili della produzione di questa importantissima sostanza. Ora, il farmacista dovrebbe conoscere bene la composizione dei prodotti solari, e sapere che una protezione 50 + significa che protegge molto, è vero, ma non in maniera totale. Da anni infatti la dicitura totale è stata eliminata dai solari proprio per non cadere nell’inganno. Non esiste un prodotto che schermi totalmente i raggi solari, e che quindi impedisca tali raggi di donare al nostro organismo anche gli effetti positivi del sole. In secondo luogo una protezione, per quanto possa essere alta, una volta al sole, perde di efficacia più o meno ogni due ore, come sappiamo. Il filtro Infatti non è stabile al sole e anche per questo va ripetuta l’applicazione ogni 2 ore. Questo per dire che i raggi solari riescono a raggiungere l’organismo e riescono a essere responsabili della produzione di melanina, tanto è vero che anche con la 50 + ci si può abbronzare….sfido a dire il contrario.

Caro farmacista, invece che consigliare un seppur ottimo integratore di vitamina d, (quello si può associare tutto l’anno come sappiamo a qualunque tipo di terapia e dieta, per adulti e bambini) perché non proponi invece un integratore di antiossidanti che proteggano meglio la pelle della signora dai danni del sole?

Dobbiamo fare cultura, sì, ma onestamente, attraverso anche le nostre conoscenze. Non pensate?

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